
FEDERAZIONE UNIVERSITARI LUCANI SU CASO ELUANA
“Profonda amarezza, enorme sconcerto: questi sono soltanto alcuni sentimenti che si possono provare di fronte a un premier che strumentalizza una vicenda tragica, come quella di Eluana Englaro, per attaccare con toni violenti, la nostra Costituzione”.
E’ quanto si legge in una nota della Federazione universitari lucani per il diritto allo studio.
“In queste ore – comunica la nota - si sta compiendo un attacco alle istituzioni che non ha precedenti. Il presidente del Consiglio è arrivato al penultimo capitolo della sua operazione di trasformazione dell’Italia in una specie di Spa della quale si sente già l’amministratore delegato.
Questo Governo – prosegue - non ha regole e non possiede una posizione politica rispettabile. Tutto
viene fatto per strumentalizzare l'elettorato, rischiando conflitti istituzionali che nella storia d'Italia non si sono mai verificati. Si tratta dell’ennesima e più grave dimostrazione del tentativo, da parte dell’esecutivo, di scavalcare gli altri due poteri fondamentali alla base della democrazia, quello legislativo e quello giudiziario, usurpando quindi la sovranità del Parlamento eletto e violando il principio della separazione dei poteri dello Stato.
La gravità del fatto – continua la nota - è dovuta innanzitutto al metodo utilizzato per legiferare, ossia un decreto legge su una materia non urgente, relativa di fatto ad un singolo caso, ignorando completamente una sentenza definitiva della Corte di Cassazione. In secondo luogo, questi atti sono ancora più preoccupanti in quanto ciò che si vuole regolamentare è il diritto stesso della persona ad autodeterminarsi, ovvero quella libertà che è uno dei principi base della democrazia.
Evidentemente – conclude - a Berlusconi sfugge il piccolissimo particolare che la Costituzione è stata concepita proprio per tutelare i cittadini dal possibile strapotere dei governanti, e una eventuale modifica che dovesse minare questo principio non è nient’altro che un altro piccolo passo verso la dittatura.
La Federazione Universitari Lucani per il diritto allo studio partecipa ai sit-in che si terranno a Potenza e a Matera per manifestare la propria contrarietà a questo accanimento contro la dignità umana e per esprimere solidarietà al Capo dello Stato”.
L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE ITALIANA ARCIGAY HA PRESO A CUORE IL BRANO "IO PIACCIO A LUCA" DEDICANDOCI UN'AMPIA PAGINA SUL LORO PORTALE www.arcigay.it.
IN CONCOMITANZA AL FESTIVAL DI SANREMO L'ASSOCIAZIONE CI HA FATTO SAPERE CHE SFRUTTERà IL BRANO IN QUESTIONE COME RISPOSTA AL BRANO DI POVIA "LUCA ERA GAY".
A PRESTO
NOVENA
e quindi bravo Franco, bravi i Novena e Bravo l'arcigay. Anche io piaccio a Luca!
UNA STORIA VERA
Era Giugno dell’anno scorso quando un gruppo di studentesse e studenti, in seguito ad un incontro con la Presidentessa dell’ARDSU, la dottoressa Fulgione, diedero il via ad una battaglia che porterà, contro tutti i pronostici, alla vittoria finale ed al pagamento del 100% delle borse di studio per i beneficiari. Quegli studenti eravamo noi. Fummo proprio noi a proporre di costituire un coordinamento di studentesse e studenti, il “coordinamento per il diritto allo studio” e di avviare una battaglia serrata contro tutti i soggetti coinvolti, tra cui la stessa ARDSU e la Regione Basilicata, che si rimpallavano le responsabilità in una bizzarra partita a ping pong.
L’Ardsu era in esercizio provvisorio e quindi campava alla giornata o meglio al mese. La motivazione dell’esercizio provvisorio era dovuto a ritardi nell’approvazione del bilancio e della successiva discussione e ratifica delle Istituzioni Regionali. In più i fondi nazionali sarebbero stati erogati dal ministero sulla base delle borse pagate fino a quel momento, cioè una quota davvero ridicola e di conseguenza una quota ridicola di finanziamenti nazionali. Una battaglia lunga e difficile, che ha portato all’incontro con la Regione che, rispondendo al coordinamento, si è fatta carico di circa 3 milioni di euro, da inserire nell’assestamento di bilancio per poter sopperire alle mancanze dell’ARDSU. In quella sede emersero
anche tutta una serie di problematiche che riguardavano gli studentati. La mancanza di servizi essenziali, la scarsa sicurezza ed il caso emblematico della residenza di via Mazzini, del tutto inadeguata dal punto di vista della struttura e dei servizi, dove alcuni studenti rifiutavano persino di pagare la “retta” per la misera condizione in cui si erano ritrovati, da tempo inascoltati da tutti e tutto e con lo sfratto pendente sulla loro testa. Fu proprio un nostro dossier, che faceva un parallelo tra Via Mazzini e la residenza “la studentessa” di Perugia, pubblicato anche su un giornale locale, a portare alla chiusura ed alla ristrutturazione della residenza di Via Mazzini; residenza ora riaperta, con alcuni problemi risolti come le pericolose scale esterne per accedere alla vergognosa cucina ed alcuni aggiustamenti alla cucina stessa. Per il servizio di lavanderia e per gli altri servizi essenziali, molti sono i miglioramenti ancora da fare.
Esistono però delle “incertezze” nel bilancio dell’ente, tra cui le spese per le residenze universitarie e l'ormai famigerata villetta in Via degli Oleandri, apparentemente inutilizzata e per cui l’ARDSU pagava un salato affitto. La stessa Fulgione, più di una volta, annunciò un chiarimento pubblico. Naturalmente ancora aspettiamo trepidanti. Più di una volta abbiamo denunciato lo strano regolamento che dà la possibilità di erogare contributi “ad personam” e continueremo a parlarne. Sia sulla questione trasparenza sia sui bilanci vi terremo aggiornati, nel frattempo chiediamo all’Ente di pubblicare il bilancio anche sul sito internet, che potrebbe diventare un laboratorio di trasparenza istituzionale. Sono tre le attività dell’Ente che ci pongono nuovi interrogativi: uno fisico, l’altro pseudo-formativo, l’altro ricreativo. Ci riferiamo alla convenzione con una palestra, con un ente di formazione privato e con un lido di Metaponto. Bene, sulla palestra ci chiediamo se sia accettabile che un ente pubblico stipuli convenzioni con un singolo soggetto privato. In più ci chiediamo, nell’interesse generale, se non sia a questo punto più interessante investire nel C.U.S. che dell’università fa parte, anziché in altro. Nell'ambito pseudo-formativo ci chiediamo perché l'ARDSU possa avere nei suoi obiettivi la formazione affidata ad un privato, nel caso specifico la Studiodomini S.r.l..
Tanto si è discusso, in questo periodo di onde anomale, di università pubblica e di rapporti con i privati nella formazione, e poi proprio chi dovrebbe garantire il diritto di studiare in una pubblica università, stipula contratti con un ente di formazione privato. Infine ci chiediamo, quale rapporto può esserci tra l’interesse generale di Potenza e Matera ed un lido specifico sulla spiaggia di Metaponto?
In questo periodo di freddo gelido ci consoliamo con il pensiero di poter tutti usufruire di sconti pagati dall’ARDSU, quindi anche dalla nostra tassa per il diritto allo studio, in uno splendido lido di Metaponto: non vediamo l’ora che arrivi l’estate!
TREMONTI PAGA LA CRISI
Comunicato della Sapienza in Onda: TREMONTI OSPITE INDESIDERATO!
Facciamo pagare la crisi a chi l'ha prodotta! Il 16 febbraio tutt@ alla Sapienza!
«UN PAESE SENZA RICERCA È UN PAESE SENZA FUTURO»
Così ad inizio autunno il rettore della Sapienza Frati aveva solennemente dichiarato, di fronte alla folla indignata di studenti, la sua ferma contrarietà al taglio dei fondi per la ricerca e l’istruzione.
Di contro il governo sosteneva che i tagli fossero necessari per combattere quelle sacche di privilegio che si annidavano nell'università e che impedivano ai giovani studiosi meritevoli di emergere, sbandierando una fittizia crociata contro i “baroni”, contro il cancro dell'università. Dopo quelle dichiarazioni molto è cambiato.
È montata l'Onda. Al grido di “noi la crisi non la paghiamo!”, abbiamo deciso di scendere in piazza contro una condizione di precarietà diffusa e contro una legge, la 133, che distrugge l’università pubblica provocando subito drastici aumenti delle tasse (conseguenti visti i tagli di 1,5 miliardi di euro previsti dalla legge) e inasprendo i blocchi sia all’accesso che durante tutto il percorso formativo tramite numeri chiusi alla triennale e alla specialistica. Partito dalla denuncia dei processi di lunga data di dequalificazione dei saperi, di distruzione di ogni forma di diritto allo studio e dalla decisione di organizzare autonomamente la propria esperienza formativa, il movimento studentesco si è poi allargato alla rivendicazione di nuove forme di Welfare adeguate a tutte quelle figure sottoposte alle nuove tipologie di lavoro precario, che ormai ha definitivamente fagocitato l’università diventandone il modello e che noi assolutamente rifiutiamo.
UNIRIOT