domenica, 30 settembre 2007
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domenica, 30 settembre 2007
Ricerca sanitaria
Misure anti-baroni
Il 5% dei fondi per la ricerca sanitaria del ministero della Salute, pari a più di 15 milioni di euro, andranno a ricercatori al di sotto dei 40 anni. Il decreto, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, è stato voluto fortemente dal presidente della Commissione Sanità del Senato Ignazio Marino. Una misura «decisiva contro la dittatura dei baroni nelle università italiane», commenta il senatore diessino, chirurgo di fama internazionale, «normalmente nell'attribuzione di finanziamenti per la ricerca i baroni hanno un ruolo dominante. Con questo provvedimento le cose cambiano radicalmente». Come? Il giovane ricercatore che ha un'idea brillante, spiega Marino, «potrà presentare il proprio progetto, che sarà sottoposto ad una commissione composta anch'essa da scienziati di età inferiore ai 40 anni e per la metà operanti all'estero. Già questa è una garanzia di imparzialità». Ma c'è di più: il vincitore del finanziamento, ha precisato il presidente della commissione Sanità, «ha la libertà di poter scegliere dove sviluppare la propria ricerca, possibilità che innesca un meccanismo virtuoso di competizione tra università e imprese».
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domenica, 30 settembre 2007
Viaggio attorno al mondo dell'università. L'imbroglio dei test d'ingresso
risposte ai test via sms, altri dieci studenti indagati a Bari
Roma
Aspettando quel che sarà delle prove annullate alle facoltà di Medicina e Odontoiatria dell'Università di Bari, sono stati «pizzicati» altri dieci studenti che avrebbero ricevuto via telefonino soluzioni ai test di accesso. Oggi la procura del capoluogo pugliese li iscriverà nel registro degli indagati, aggiungendoli alle 23 persone già indagate nei giorni scorsi, scoperta di una vera e propria organizzazione a delinquere che forniva le soluzioni via sms a decine e decine di candidati dietro compenso: fino a trentamila euro. Per tutti loro l'accusa è concorso in corruzione e truffa ai danni dello Stato.
La notizia dei nuovi indagati arriva a poche ore dall'iniziativa dell'Unione degli universitari che ieri ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Roma per denunciare le irregolarità verificatesi durante i test di ammissione alle facoltà di Medicina in diversi atenei italiani, non solo Bari e Catanzaro.
Dieci giorni fa glielo avevano promesso manifestando sotto il suo ministero: ministro Mussi o annulla tutti i test o siamo costretti a percorrere vie legali. Il silenzio ministeriale ha costretto gli studenti a portare avanti la seconda ipotesi e così dalle parole sono passati ai fatti. Un unico ricorso nazionale e tanti individuali per chiedere l'annullamento dei test. Sono 2.000 quelli già presentati al Tar del Lazio e se non saranno accolti, l'Udu minaccia fin da ora il ricorso alla Corte Costituzionale.
Le principali segnalazioni riguardano 30 università di 25 città. italiane. «Abbiamo ricevuto quasi 8.000 mail di segnalazioni in poche settimane - dice Daniele Giordano, coordinatore nazionale dell'Udu - Buste aperte, assegnazione dei posti dove sedersi per svolgere il test, errori di calcolo del punteggio: sono solo alcune delle irregolarità che ci hanno segnalato». Elementi più che sufficienti per intraprendere la battaglia legale a suon di carte bollate. Aspettando le aule dei tribunali, gli studenti nel frattempo aspettano risposte «serie e convincenti» da parte del mondo politico. La priorità è una sola: cambiare la legge che impone il numero chiuso per l'accesso di molte facoltà universitarie. «L'attuale meccanismo dei test d'ingresso non può però essere ripetuto anche il prossimo anno,- dice ancora Giordano - per questo la legge 264/99 va cambiata uniformandola a quelle degli altri paesi europei».
Il sogno è un'università in cui tutti possono poter accedere ai più alti gradi della formazione. Perché «non possono essere le ristrettezze economiche a cui sono sottoposte le Università a stroncare attraverso la lotteria dei quiz le aspirazioni di centinaia di migliaia di studenti». Il ministro Mussi su questo terreno aveva aperto uno spiraglio, e più volte si è detto contrario all'idea di numero chiuso, ma gli studenti ancora aspettano di vedere una seria proposta di legge a riguardo. Ad oggi, infatti, da Piazzale Kennedy il silenzio continua a rimanere assordante.
E allora per dare una «scossa» a questo governo si è deciso di scendere nuovamente in piazza, questa volta con una grande manifestazione nazionale il prossimo 12 ottobre.
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sabato, 29 settembre 2007
mille modi per truccare i quiz
A Napoli un primario va al concorso insieme a un gruppo di allievi, a Catania molti usavano penne portate da casa e non quelle uguali per tutti, e a Brescia tutti in fila alla toilette
Stefano Milani
Non solo Catanzaro, Bari e Messina. Le irregolarità dei test d'ingresso alle facoltà di Medicina e Chirurgia ed Odontoiatria investono tutto lo stivale. Da nord a sud, senza eccezioni. A dirlo sono le numerose e-mail arrivate al nostro giornale e le migliaia raccolte dall'Unione degli studenti, che le ha raggruppate in un libro bianco. A leggerle tutte si rimane spiazzati, increduli. Impossibile in poche righe raccontare le diverse irregolarità denunciate dagli aspiranti medici italiani e allora cerchiamo di schematizzarne le tipologie truffaldine. I tempi. Ritardi o anticipi dell'inizio della prova erano all'ordine del giorno durante le prove. Buste aperte. Le buste con i quesiti aperte ancora prima di essere distribuite. A chi chiedeva spiegazioni, i commissari rispondevano che la procedura imponeva questo. Assegnazione dei posti. Il sistema di assegnazione dei posti variava notevolmente a seconda delle aule. In alcuni casi il candidato poteva cambiare liberamente il proprio banco e sedersi vicino a un altro, molto spesso notevolmente più vecchio di età. Presenza di laureati. Molte le segnalazioni sulla presenza in aula di ultrasessantenni e di laureati nelle professioni sanitarie. Ciò dimostra come molte persone si siano iscritti ai test per favorire altri candidati con la loro esperienza. I bandi non permettono ai laureati di iscriversi ai test, ma non c'è nessuna formula di controllo su questo aspetto. Comunicazione. In molti casi era permesso agli studenti di poter comunicare tra loro e di entrare e uscire dall'aula del test per recarsi al bagno. Non a tutti i candidati veniva requisito il telefonino prima dell'inizio del test. Riconsegna delle buste. In alcuni casi sono state consegnate le buste ancora aperte ai commissari locali. In altri è stata fatta esplicita richiesta dai commissari di lasciare aperte le buste per eventuali controlli o verifiche della presenza di tutto il materiale. Calcolo del punteggio. Diversi studenti hanno segnalato una discrepanza tra il loro conteggio dei risultati e quello esposto in graduatoria dopo la correzione automatica.
Al test col primario
4 settembre 2007, Seconda Università di Napoli, padiglione numero 5. L'aula è affollatissima. Tanti sono i ragazzi venuti a provare il test d'ingresso alla facoltà di Medicina e Chirurgia. Per lo più diciottenni e diciannovenni, freschi di maturità. Qualcuno è poco più che ventenne, al secondo o terzo tentativo. Poi, accanto a loro, spuntano alcune «teste bianche». «In particolare c'era un signore con la barba, avrà avuto una cinquantina d'anni», racconta Alberto. «Una volta entrato nell'aula, si è guardato intorno per scegliere la posizione più strategica. Individuato il banco adatto si è seduto. Neanche dieci secondi e in aula sono entrati sei ragazzi che lo hanno circondato mettendosi nei banchi contigui al suo». La prova è cominciata e «il signore attempato ha cominciato a dispensare "consigli" ai suoi vicini di banco. Ho visto coi miei occhi diversi fogliettini passare di mano in mano». All'uscita dall'università le voci si susseguivano. «Sai chi è quel signore? Un primario, ha operato mia zia...».
La giacca dei desideri
L'Aquila è una città fredda. Tra le più rigide d'Italia. Il 5 settembre scorso però sulla città abruzzese splendeva il sole e la temperatura era mite. Tant'è che in molti si sono presentati ai test d'ingresso in maniche corte. Ma un fatto abbastanza insolito ha fatto insospettire più di una persona quel giorno. Una ragazza, seduta in prima fila, a cui un componente della commissione ha prestato la sua giacca dopo averle chiesto: «Signorina, sente freddo?». Tanti occhi hanno visto uscire dalla tasca di quella giacca foglietti «magici».
Penne di seconda mano
Le risposte alle domande dei test andavano annerite esclusivamente con le penne consegnate dalla commissione all'inizio della prova, insieme alla busta col quiz. Ed invece diversi studenti di diverse università ci raccontano il contrario. In particolare una studentessa di Catania: «Una volta scaduto il tempo, gli assistenti ritirano le penne uguali per tutti che ci avevano consegnato all'inizio e si ammassano in fondo alla mega aula magna, lontanissimi dagli studenti, credendo di averli disarmati col solo espediente delle penne. Bene: a questo punto dalle tasche spuntano altre penne nere che tutti avevano portato da casa. Comincia dunque una rumorosissima concertazione durante la quale gli studenti uniti in una minuziosissima collaborazione lottano contro il tempo per riuscire a cambiare il maggior numero di risposte prima che il loro nome sia chiamato per consegnare. Insomma chi ha anche solo 3 o 4 minuti per svolgere questa operazione riesce a cambiare tranquillamente una ventina di domande».
Tutti in fila davanti al bagno
Dall'università di Brescia arrivano segnalazioni di file sospette davanti ai bagni, a test in corso. Scrive Arianna: «L'afflusso alle toilettes per i candidati dell'aula 1, divisi per lettera alfabetica, è stato costante e poco rilevante fino alla consegna e all'apertura delle scatole. Una volta iniziata la distribuzione dei quiz in aula è stato un crescendo di impellenti bisogni».
Due pesi e due misure
Paolo ha fatto il test a Messina nel padiglione H. «Sebbene ci siano stati assegnati dei posti, alcuni studenti hanno cambiato il loro banco. Il controllore ha spostato solo ad alcuni, lasciando alcune file dove i ragazzi erano tutti vicini tra loro nonostante vi fossero dei posti liberi altrove. Durante le prova qualcuno dei signori lì presenti ha dato indicazioni ad alcuni ragazzi riguardo le risposte».
Pronto chi parla?
Centinaia gli episodi dove il cellulare è risultato essere il miglior amico del candidato. «Aiutini» arrivati via sms o direttamente all'orecchio dell'aspirante dottore tramite un auricolare. Esplicativa a riguardo l'e-mail di Claudio da Bologna: «Più che a una prova d'esame, sembrava di essere in un call center».
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sabato, 29 settembre 2007
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