
È tutto oro il nucleare che luccica?
La costruzione di nuove centrali è onerosa sia dal punto di vista economico sia da quello dei rischi e presenta risvolti poco rilevanti nella lotta al surriscaldamento globale
L'imperativo dei cambiamenti climatici impone una radicale trasformazione delle modalità di produzione, consumo e distribuzione dell'energia. Questo ormai ci viene ripetuto da diversi anni sui maggiori canali di comunicazione. Il problema fondamentale risiede nel fatto che entro il 2050 le emissioni di gas serra debbono necessariamente essere dimezzate se vogliamo evitare impatti ancora più dannosi sull'ambiente e sul clima. E anche questo è risaputo.
Le decisioni in ambito energetico prese oggi hanno ripercussioni in un immediato futuro, nel periodo compreso fra il 2020 e il 2050. Ripercussioni positive e/o negative. Anche in questo caso nessun clamore per lo scoop. Ma il nucleare può essere una soluzione? A prima vista il nucleare può sembrare una risposta sensata alla doppia sfida del cambiamento climatico e del vertiginoso aumento dei prezzi dell'energia, ma credere alla favola del nucleare pulito e conveniente è ben altra cosa. Questo il tema della conferenza stampa indetta da Greenpeace.
Prima considerazione: è veramente conveniente? Il costo del KWh elettrico da nuovi impianti, considerando il costo dell'investimento, è superiore a quello delle altre fonti convenzionali. Il tempo di recupero dell'investimento iniziale è pari a 20 anni, superati i quali, se il reattore continua a funzionare, presenta costi operativi inferiori. «Il costo dell'elettricità – a parlare è Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace – comprende diverse voci: costo di investimento, di funzionamento, di manutenzione, costo del combustibile. Il nucleare ha costi di combustibile più bassi rispetto alle altre fonti, ma costi di capitale molto più alti. Secondo le stime più recenti del Dipartimento Usa dell'energia (Doe), i nuovi reattori nucleari producono elettricità a costi superiori rispetto al gas e al carbone e un po' inferiori all'eolico». Gran parte del costo dell'elettricità è dovuta all'investimento iniziale.
Ma quanto costa una centrale nuova? Dati alla mano, secondo un'analisi della Doe, nel 1986 i 75 reattori americani presi in esami sono costati il triplo del previsto. Secondo il rapporto dell'agenzia Moody's del maggio scorso per 1.000 MW sono necessari 7 miliardi di dollari e non i 3 delle valutazioni ufficiali, mentre secondo la Florida Light and Power per 1.000 MW servirebbero 8 miliardi di dollari, rispettivamente pari a oltre 4,6 e 5,2 miliardi di euro. Mentre secondo Enel ne occorrerebbero circa 2. I conti non tornano, ma chi ha ragione? In ogni caso la costruzione di nuove centrali è onerosa sia dal punto di vista economico sia da quello dei rischi con ritardi e sforamenti dei costi che causerebbero la bancarotta di una società se non venissero poi trasferiti sui consumatori.
Seconda considerazione: è realmente efficace nella lotta al surriscaldamento globale? Se raddoppiassimo i reattori nucleari entro il 2030 servirebbero 500.000 MW nuovi, incluse le sostituzioni di reattori da chiudere, i costi d'istallazione ammonterebbero a 2.000 miliardi di euro, bisognerebbe allacciare alla rete un reattore nuovo ogni 2 settimane per una riduzione complessiva di emissioni di CO2 del solo 3-5%. Troppo poco, troppo in ritardo e con costi esorbitanti. Senza considerare il fatto che anche l'uranio non è una risorsa illimitata: le risorse estraibili agli attuali ritmi di consumo sono circa 3,5 milioni di tonnellate per una durata di circa 50 anni. Se realmente raddoppiassimo la potenza installata l'orizzonte temporale stimato necessario per l'esaurimento delle scorte di risorse conosciute si dimezzerebbe (25 anni), quando un impianto è progettato per durare circa 60 anni.
Ma allora quali alternative esistono? «Politiche energetiche – ha continuato Giuseppe Onufrio – che prevedano 4 reattori Epr al 2020 per circa 50 TWh/anno, raggiungimento dell'obiettivo europeo delle rinnovabili per il settore elettrico (+ 50 TWh al 2020, di cui la metà è realizzabile con l'eolico), efficienza energetica (abbassamento del costo di 100 TWh da 7 cent/KWh a meno di 5,6 cent/KWh)».
Tutto questo è ottenibile solo ed esclusivamente con investimenti di un certo peso in ricerca e sviluppo: «nei Paesi Ocse – ha concluso – la maggior parte dei fondi sono stati destinati al nucleare (il 47% alla fissione, il 12% alla fusione) e solo 11% alle fonti rinnovabili considerate complessivamente». Questo tipo di politica di incentivazione riflette il passato e non il futuro.
(Micaela Conterio)
(15 Luglio 2008)
da Villaggio globale
Sexgate nell'Università di Matera, ecco i verbali
da SassiLive.it
SEXGATE: NUOVO AGGIORNAMENTO IN RELAZIONE AI VERBALI DELLE DICHIARAZIONI RESE ALLA POLIZIA. LE TESTIMONIANZE DI DOCENTI E STUDENTESSE.
Chiedeva sesso per alzare i voti alle sue allieve. E' accaduto nella sede materana di via San Biagio nell'Università degli Studi di Basilicata. La Squadra Mobile della Questura di Matera ha condotto l'operazione "Privè" arrestando il professore Emanuele Giordano.
Alla Facoltà di Lettere e filosofia presso la sede materana dell'Università degli studi della Basilicata era un po' come il segreto di Pulcinella: la voce girava da tempo. Una studentessa aveva qualche difficoltà a superare un esame o non era contenta del voto conseguito? Bastava rivolgersi a lui, nel suo ufficio, di solito tra le 18 e le 20, e tutto si aggiustava, come risulta dalle indagini sinora condotte dagli inquirenti. Il "lui" è il professor Emanuele Giordano, 55 anni, docente di dialettologia, dialettologia italiana, storia della lingua italiana, conduttore del laboratorio di italiano scritto, coordinatore dell’indirizzo linguistico letterario della Ssis, la scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario, protagonista di primo piano del panorama letterario regionale, frequentatore di cenacoli letterari, relatore di conferenze, affabulatore della platea studentesca per la sua mostruosa preparazione e per la sua incommensurabile passione per la lingua e la letteratura italiana.Chi lo conosce stenterebbe a credere alle accuse che gli vengono mosse, se non fosse per quelle intercettazioni ambientali e i video girati dalle telecamere della polizia nel suo studio ad incastrarlo. Ed ora il professore è agli arresti domiciliari, nell’ambito dell’operazione della Squadra Mobile della Questura di Matera denominata "Privè" con l’accusa di violenza sessuale, concussione sessuale, contraffazione e falsificazione di atti pubblici in concorso con altri.Gli altri sono una professoressa di inglese, che ha dichiarato di aver cambiato un voto su un libretto perché glielo aveva chiesto Giordano, ed una studentessa, entrambi iscritti nel registro degli indagati, mentre è al vaglio degli inquirenti il coinvolgimento di due applicati di segreteria e di altri due docenti. Nell’ordinanza di arresto il gip Onorati afferma che Giordano era "caparbiamente incline a considerare il suo pubblico ufficio una sorta di privè da utilizzare per i suoi piaceri sessuali".
Tutto è iniziato dalla querela di una studentessa sporta lo scorso mese di ottobre, a causa di avance particolarmente insistenti da parte del professore, dopo che già nel mese di luglio del 2007 la stessa ragazza si era rivolta solo confidenzialmente alla Mobile di Matera. Il lato per così dire "nobile" del meccanismo sta nel fatto che se la ragazza rifiutava veniva semplicemente giudicata come tutte le altre, e non penalizzata in sede di esame.
Era questo un meccanismo conosciuto all’interno dell’ambiente universitario materano, che però ha anche avuto ripercussioni su alcune studentesse che hanno preferito cambiare corso di laurea o addirittura abbandonare gli studi. Ora tutta la vicenda è seguita personalmente dal Procuratore capo Chieco, dopo che a seguire la vicenda era stato il pm Paola Morelli, da poco trasferita. Intanto tra studenti e docenti dell’Università lucana scattano le prime reazioni di indignazione, soprattutto nella sede centrale di Potenza, mentre le alte cariche dell’Ateneo, complice anche l'assenza del Rettore Tamburro che è all’estero, tacciono. Il professor Emanuele Giordano sarà interrogato entro mercoledì 16 luglio.
Resi noti i verbali della Polizia di Stato con le testimonianze di docenti e studentesse. Li riportiamo integralmente.
VERBALI PRIMA PARTE
Dichiara A) Per ripetere l'esame non superato:
"A luglio 2007 mi ero recata con B dal professore. Nel ricordarci di ritornare ad agosto per la correzione dei stessi per gli esami, ho visto il professore che con le mani tirava a se le due sedie su cui eravamo sedute, allo scopo di avvicinarci a lui; subito dopo allungava un braccio sul mio petto e con la mano mi toccava un seno, facendo pressione sullo stessocon le dita; preciso che con la mano stringeva completamente il seno, tanto
da farmi anche male. Durante il contatto ho sentito il Giordano che ansimava
ed emetteva gemiti di eccitazione; la prima pressione è durata alcuni secondi
ed è stata interrotta solo dalla mia mano che ha allontanato la sua dal mio
seno. Tali pressioni sul mio seno sono state diverse e si sono succedute una
dall'altra a breve distanza e ogni volta venivano da me interrotte, allontanandogli la sua mano dal seno. Non ho potuto vedere se faceva altrettanto con la mia amica in quanto ero seduta di lato ad essa, ma ritengo che faceva altrettantocon lei perché con le sedie eravamo accanto a lui ed intervallava le pressioni al seno, abbracciandoci entrambe e dicendoci: “che belle mie bambine, non vi preoccupate, risolviamo tutto”.
Dal momento della prima pressione al seno e fino all'ultima è trascorsa circa
una mezz'ora durante la quale le pressioniì sono state numerosissime. Aggiungo che durante tale mezz'ora, in una occasione il Giordano avvicinando il viso della mia amica al suo, mentre la teneva abbracciata, ha tentato di darle
un bacio sulle labbra, tentativo non riuscito poiché ho visto la mia amica spostare
il viso di lato e allontanarlo dal suo. Preciso che più volte abbiamo provato
ad alzarci per andare via senza riuscirci poiché il docente ci teneva strette
a lui e la morsa del suo abbraccio ci impediva di andare via; difatti ci siamo
riusciti solo quando ha tolto le sue braccia dai nostri corpi consentendoci così
di poterci alzare. Posso dire che tali toccamenti sono durati così tanto anche
perché ci ha colte di sorpresa ed in un primo momento eravamo incapaci di
reagire ed impotenti al suo volere. Aggiungo che i suoi gemiti gli ho sentiti
per tutta la durata dei palpeggiamenti. Riuscite ad alzarci, abbiamo detto che
andavamo via sentendoci rispondere dal Giordano che se non fossimo tornate
almeno un'altra volta per avere un incontro con lui, prima, dell'esame, quest'ultimo non lo avremmo superato…
…”
A novembre 2007 A dichiara:
“Alle ore 18,30, era il professor Giordano,
a telefonarmi invitandomi ad attenderlo nella corte di facoltà riferendomi
che era prossimo ad arrivare. Alcuni minuti più tardi con il professore facevamo ingresso nel suo ufficio facendomi accomodarsi una sedia, posta dinanzi
la sua scrivania. Appena entrati, il professore è uscito dalla stanza per fare
rientro dopo circa dieci minuti, sedendosi al mio fianco. Nel correggere gli
esercizi, costui mi abbracciava, ponendo la sua mano sulla schiena, dopo aver
abilmente sollevato la maglietta. Immediatamente mi opponevo spostando la mano del professore dalla mia schiena.
Poco dopo, nel proseguire la correzione degli esercizi, il professore poneva
la sua mano destra all'interno delle cosce, sfiorandomi addirittura l'inguine.
Anche in questo caso, gli spostavo la mano con mossa decisa, nonostante
ciò, proseguiva la sua opera di palpeggiamenti, anche se tutti prontamente
da me respinti. Sono stata costretta a subire le sue avances, per tutto il tempo
in cui sono rimasta nel suo ufficio e cioè sino alle ore 19.00 circa. Prima di uscire
dalla stanza del professore, mi ha ribadito di volermi incontrare per il giorno
successivo dopo avermi imposto di chiamarlo per concordare un nuovo incontro…
…”
(Dichiara B) Per ripetere l'esame non
superato.
A luglio 2007 mi ero recata con A dal
professore. “Quel pomeriggio ci recammo come d'appuntamento nel suo studio sito all'interno della facoltà mentre un'altra nostra amica (D) rimaneva ad aspettarci fuori della stanza. Trovammo il professore fuori del suo ufficio il quale ci fece accomodare all'interno. Quando lui è entrato la porta è rimasta socchiusa.
Si è seduto dalla stessa nostra parte rispetto alla sua scrivania posizionato
al centro con la sedia. A questo punto lui ci ha detto subito che non aveva trovato
i libri ma solo dei testi vecchi contenenti esercizi del tipo di quelli che
avremmo dovuto fare in sede di esame. Ricordo che ce li consegnò senza alcuna
cernita o selezione e che molti erano uguali tra loro. Mentre ci diceva che
non dovevamo preoccuparci per l'esame che dovevamo rifare mi accorsi dopo
qualche minuto di conversazione che lui con il braccio mi aveva cinto il
fianco e mi tirava con la sedia verso di lui. Questo atteggiamento di tirarmi a sé accadeva più volte durante l'incontro e alla fine sentivo che ogni volta che
avvicinava il suo viso al mio emetteva dei respiri affannosi che credo fossero
di eccitazione. Sono certa che lui non abbia tentato di baciarmi in bocca ma
solo di stare a contatto con me con il viso infatti ogni volte che giravo la testa o rimanevo fermami vedevo il suo viso addosso al mio. Anche con A faceva la stessa cosa perché ho visto che l'abbracciava attirandola a sé con la sedia. Sia io che A però eravamo quasi paralizzate dall'imbarazzo. A me non ha toccato il seno né le cosce limitandosi a tenermi la vita stretta con il braccio e a mettere il volto vicino al mio mentre continuava a rassicurarci e a dirci di stare tranquille e di non preoccuparci per l'esame… …”
(Dichiara F) altra persona offesa:
“….vorrei riferire alcune cose che non
hodetto il giorno 16 gennaio davanti al P.M.Devo ammettere, seppur con molta
difficoltà perché sono davvero molto imbarazzata, perché col Professore
Giordano la cosa era andata ben oltre. Mi spiego meglio. In quatro o cinque
circostanze, tutte ricomprese a ridosso dell'esame di laurea e cioè giugno - settembre 2006 - nelle fasi in cui il Giordano mi correggeva la tesi di laurea nel
suo ufficio, si avvicinava a me dopo avermi presa per un braccio mi tirava
verso se; lui si sedeva sul bordo della scrivania ubicata di fianco a quella da
lui solitamente occupata poi, si abbassava i pantaloni e, dopo avermi appoggiato
la mano sulla mia testa la dirigeva verso il suo pene pretendendo di fatto,
che gli praticassi del sesso orale. Sempre ho cercato di dissuaderlo dal fare
certe cose, ma sapevo che se non lo avessi fatto non avrei ottenuto quegli aiuti
che invece ottenevo dal Giordano.
Ancora una cosa vorrei dire: in due circostanze il Giordano è intervenuto
con due professori affinchè mi fosse aumentato il voto, il primo intervento riguardava la materia di inglese; nella prova da me sostenuta avevo ottenuto 23 nella valutazione; grazie all'intervento del Giordano, rifeci l'esame ed ottenni
30. Non ricordo il docente di tale materia ma ricordo che il nome era
straniero e si trattava di una donna. Il successivo interessamento da parte del
professore Giordano consentiva di aggiustare l'esame di Storia della Musica
che avevo già superato ottenendo 27. Non so come egli abbia fatto, ma sul mio
libretto degli esami, al giorno d'oggi risulta per tale esame 30 al posto di 27 che
avevo ottenuto…”
(Dichiara ancora F) altri episodi di aumento dei voti al fine di prendere la
laurea con il massimo dei voti.
“….L'esame di Lingua inglese-esercitazione
monodisciplinare, sostenuto in data 07.07.2004, con la docente della
quale ancora oggi non ricordo perfettamente il nome, mi pare …, (persona di nazionalità straniera) avevo ottenuto la votazione di 23/30 che ho accettato firmando sul registro d'esame dove la docente aveva scritto a penna, sia in cifre
che a lettere, il voto predetto. Questo voto la docente lo trascriveva subito dopo,
a penna, sul mio libretto universitario degli esami apponendovi la sua firma.
Mentre preparavo la tesi di laurea con il Prof. Giordano, nel calcolare la media
dei voti ottenuti agli esami da me sostenuti con la quale mi sarei presentata dinanzi alla commissione, con lo stesso professore, valutammo che mancavano
alcuni decimali alla menzionata media affichè il voto di partenza da presentare
in commissione fosse di 104 anziché 103 perché alla tesi vengono assegnati
6 punti anche se, pur presentandosi con 103, se la tesi è valida, solitamente,
la commissione assegna 7 voti. In ragione di detta valutazione il Prof.
Giordano mi propose di sostenere nuovamente l'esame di lingua inglese predetto.
Io accettai sostendendo detto esame dopo circa un anno con la stessa professoressa con il cognome straniero. Tengo a precisare che all'esame non
erano presenti altri esaminandi e che a questa prova fui valutata con 30/30 …
omissis… Per quanto attiene al mio libretto degli esami, alla conclusione della
citata seconda prova la professoressa non me lo chiese proprio. Dopo qualche
giorno, il Prof. Giordano mi chiese il libretto d'esami che gli consegnai. Nello
stesso giorno il Prof. Giordano mi restituì il libretto dove notai che il voto 23/30
della citata prova d'inglese era stato corretto in 30/30. Non ricordo se la correzione è avvenuta cancellando il precedente voto ovvero ricalvandovi sopra.
Tengo a precisare che sul mio libretto d'esame vi erano anche altre correzioni
che in sede di alcuni esami erano state fatte dai professori esaminanti per loro
errore materiale. Correzioni, quest'ultime, avvenute tutte in mia presenza.
Il secondo esame da me sostenuto, che nelle precedenti dichiarazioni avevo
affermato chiamarsi “Storia della Musica”, tengo a precisare che la denominazione esatta è “etnomusicologia- Storia della Musica”, sostenuto il 07.07.2006; la valutazione in sede d'esame risultò essere 27/30, anche in
questo caso, nella valutazione della media di cui si è accennato, il prof.Giordano,
mi disse che si doveva necessariamente innalzare tale voto, affinchè potessi
laurearmi col massimo dei voti. In questo caso, non sostenni un altro esame
come per il precedente di cui si è detto, ma la cosa si limitò alla consegna del
mio libretto d'esame personale al Giordano, il quale me lo riconsegnava successivamente col voto 30/30. Il Giordano precisò che aveva provveduto a correggere il voto anche sul registro, senza specificare come avesse fatto, se l'avesse chiesto a qualcuno. Quello che posso dire è che in Segreteria di facoltà
poco prima dell'esame di laurea, udii il segretario, del quale non ricordo il nome,
leggendo la votazione di tutti gli esami da me sostenuti, per quello di
musica mi disse che avevo preso 30/30
… … …omissis… …”
Alla luce di tutto ciò viene interpellato il professore N che dichiara quanto segue:
“… …omissis… …Guardando attentamente lo statino riconosco come mie solo
la sottoscrizione per esteso “… … …… …” e la grafia del “numero di codice
L0220” che è il mio codice personale. Sono esterefatto dal vedere questa cancellazione così vistosa tale a non consentire neppure la visione del voto che verosimilmente era espresso in lettere. Nego di averla mai fatto e dico con assoluta certezza che la scritta “trenta” apposta sopra la cancellatura a penna nera non è ia come non è mia la sigla posta n adiacenza che non so a chi appartenga".
VERBALI SECONDA PARTE
CONTINUA DALLA PRIMA CON IL DISCORSO DEL PROFESSORE "N"
«Mi sembra invece che la grafia della compilazione dello statino sia riferibile alla Professoressa (G) …… … … che insegna storia della musica e di cui mi sembra di riconoscere la sigla apposta sotto il suo codice 0468. Ovviamente
non è neppure mia la correzione operata sulla cifra 30 che nasconde verosimilmenteì altro voto».
Per questo motivo e per coerenza investigativa veniva
ascoltata anche la professoressa G che dichiara: «… Riconosco come
appartenente alla mia grafia ciò che è stato scritto sulla statino tranne la
firma della ragazza F, la firma e il codice di E, la cancellatura è così grossolana
che non avrei mai e poi mai fatto, il trenta scritto sopra le lettere, la
parola incomprensibile che si trova più sopra e il trenta in cifre sovrapposto
ad un voto precedente che non riesco a leggere bene ma che comunque comincia con il due… Nego di avere mai effettuato quelle correzioni che risultano in
maniera così evidente. Anzi ritengo che qualcuno abbia tentato con quella parola indecifrabile di imitare la mia firma posta sotto il mio numero di codice 0468. Questo qualcuno certamente non è E perché non è sua la grafia».
La professoressa H
guardando lo statino in questione e dichiarava: «…… … …omissis… … Certa mente non è mia la correzione “dico 25 venticinque” che forse appartiene al prof I perché quando vi era necessità di correggere il voto si usava questa dicitura. Ricordo che il prof. I era molto pignolo ed era stretto di voti cosicché
piò essere anche accaduto che nella valutazione della sua materia avesse messo 23 e poi compensando con la valutazione avuta nella mia il voto finale fosse cambiato in 25. Però tenuto conto della “forma mentis” così precisa del prof. I posso metter in dubbio che si sia lasciato lo statino con la correzione del 25 piuttosto che annullarlo e rifarlo completamente in modo
pulito. E poi è difficile che si operi una correzione in tal senso perché già prima di scrivere si concorda il voto finale (eventualmente aumentato) e lo si trascrive
in modo pulito. Certamente escludo che in quella sede dal 25 si sia poi passati al trenta e per vari ordini e ragioni: primo perché uno statino così confuso e sovrascritto non l'avremmo mai rilasciato o trasmesso in segreteria per abitudine mia personale e del prof. I, secondo perché la scrittura
del trenta è visibilmente diversa dalla mia e da quella del prof. I, anzi sembra
che affianco ad essa si leggibile la firma di Emanuele
Giordano (ma non so dire poi se la grafia è la sua); il terzo il professore I già
difficilmente metteva trenta ma soprattutto mai metteva il trenta partendo dal ventitre o dal venticinque perché comunque il voto di partenza doveva essere molto alto e molto vicino al trenta tipo un 28 o un 29. … …Mi rendo conto che si tratta di uno statino pasticciatissimo che io ad un mio esame non avrei mai consentito venisse formato e trasmesso ufficialmente. Lei può controllare tutti i miei statini e vedere che nessuno è in queste condizioni. Non avrei mai firmato un pasticcio del genere……omissis… …».
Facendo guardare alla professoressa Ho uno statino
a firma congiunta con il prof. Giordano lei puntualizzava:
«Esaminando lo statino certamente riconosco come mia la sottoscrizione per esteso apposta sotto il codice n L0392 mentre non mi appartiene
la grafia di compilazione che è quella del prof. Giordano.
Presidente della Commissione. Non è mia la correzione del voto da
ventisei a trenta e non è mia la sigla apposta di fianco che è una “E” e una
“G”. torno a ripetere che al di là delle grafie che lei stessa può rendersi conto
che sono diverse io non avrei mai consentito un innalzamento da ventisei a trenta perché ciò come ho detto può avvenire tra voti molto vicini tra loro… … Se la siglia EG fosse stata apposta dal prof Giordano certamente l'aumento di
voto non è stato con me concordato».
La professoressa H continua
e dichiara. «Verso dicembre - gennaio u.s. una studentessa di cui non ricordo il nome che aveva fatto l'esame parecchi mesi fa nella mia materia e quindi con la
Commissione composta da me e dal prof. Giordano (forse nel mese di luglio
2007 o ancora prima) venne da me a lamentarsi che il suo statino “madre” a distanza di oltre sei mesi dalla sua formazione non risultava
ancora trasmesso alla segreteria di via Lazzazzera impedendole, questa
circostanza, di ottenere uan borsa di studio di circa 1.300 euro. Per tranquillizzarla telefonai al Giordano in sua presenza perché la ragazza era molto
spazientita. Giordano ammise che c'era stata in effetti
nella trasmissione di quello e degli altri statini da lui custoditi della sessione estiva e autunnale un po' di ritardo ma che comunque li aveva già consegnati
in segreteria. Allora siamo andati giù dalla signora L in segreteria e lei mi confermava che il Giordano glieli aveva consegnati solo qualche giorno
prima e che lei a sua volta aveva provveduto a trasmetterli alla segreteria di
via Lazzazzera alla
dott.ssa (M)».
All'incontro tra Regione, Ardsu e studenti del coordinamento per il diritto allo studio è stata messa la prima pietra per costruire una vera cittadinanza studentesca. Oggi, nella sala Verrastro, davanti ad una nutrita delegazione di studenti la Regione si è impegnata a coprire il 100% delle borse di studio di questo anno oltre che quelle non erogate nell'anno passato, un impegno su tutti i fronti ed una risposta a tutte le nostre rivendicazioni ed indipendentemente dalle responsabilità che dovranno essere accertate. L'impegno anche per gli anni successivi, che vedranno un aumento di iscritti a fronte di troppi soldi persi dall'ARDSU è cosa esplicita su cui vigileremo.
L'impegno è pubblico e bisogna dare atto al Presidente della Regione, ma non per diffidenza, aspettiamo per cantare vittoria e soprattutto manteniamo lo stato di agitazione. Continuate dunque a firmare la petizione, quella on-line la trovate su www.firmiamo.it/dirittoallostudio .
Aspettiamo luglio per l'assestamento di bilancio ed attendiamo che le studentesse e gli studenti di questa università possano ricevere "in tasca" quello che a loro spetta di diritto.
La mobilitazione non si chiude qui.
Sono emerse una serie di problematiche non più tollerabili trascurate per troppo tempo: sicurezza, partecipazione nella gestione, servizi essenziali nelle case dello studente. In questo verso l'ARDSU ha chiuso per ristrutturazione la casa in "Via Mazzini", solo dopo l'uscita del "DOSSIER CASA" che evidenzia le condizioni pessime in cui vivevano le studentesse e gli studenti e che potete trovare sul sito del coordinamento.
E' emersa, inoltre, l'assenza di trasparenza nella gestione della cosa pubblica, denunciata sistematicamente da troppo tempo ormai. Alcune risposte mancano ancora all'appello (vedi questione costi dei fitti e la questione pagamento, questo intollerabile, di una casa "vuota").
L'impegno di De Filippo a risolvere anche questa questione (dei servizi e degli arredi) ed un riferimento esplicito ad un tizio non allineato che svolge il compito di rettore in questa strana università [...]
A volte la lotta eroga diritti, che dovrebbero essere garantiti per ogni cittadino, studenti o altro [...] oggi pero' possiamo dire finalmente, studenti, al 100%.
Da domani [...] naturalmente si continua!!