
Crisi, sciopero generale in Francia
Disagi, ma non è "giovedì nero"
Contestate le riforme Sarkozy, richieste maggiori garanzie sociali
PARIGI - Non è ancora un "giovedì nero", però in Francia stamattina si registrano disagi, in qualche caso pesanti, nei trasporti pubblici, per via dello sciopero generale indetto dalle principali otto sigle sindacali contro la politica del presidente, Nicolas Sarkozy, di fronte alla crisi finanziaria.
Il traffico è rallentato soprattutto sui treni regionali e quelli della banlieue parigina, con una media del 35% di convogli funzionanti, ha fatto sapere la Sncf, la società delle ferrovie. La metropolitana della capitale, invece, funziona al 75% e gli autobus addirittura all'85%, secondo l'azienda trasporti urbani, Ratp. A livello nazionale, i treni dovrebbero circolare al 60%, mentre le linee internazionali come Thalys (Bruxelles) e Eurostar (Londra) non risentiranno dello sciopero.
Lo sciopero dovrebbe avere la sua punta di adesione nelle scuole, dove la protesta è forte contro i tagli previsti dal governo di destra, ma non ci sono ancora dati sui partecipanti. Gli insegnanti, in seguito all'ultima riforma, hanno subito forti limitazioni del diritto di sciopero. Dall'anno prossimo inoltre le nuove assunzioni nelle scuole non saranno più a tempo indeterminato, ma annuali.
Centinaia di migliaia di persone sono attese in 200 manifestazioni in tutta la Francia. A Parigi alle 14 l'appuntamento per un corteo di protesta che partirà dalla piazza della Bastiglia.
"Abbiamo bisogno di far sentire il nostro grido di rabbia", ha dichiarato Francois Chereque, leader del sindacato moderato Cfdt, una delle otto sigle sindacali che unite sostengono la protesta di oggi. "Tutti coloro che pensavano che non ci fosse più un movimento sociale di peso oggi si ricrederanno", ha aggiunto Bernard Thibault, leader del più radicale Cgt.
Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha già anticipato la sua intenzione di non rinunciare al programma di riforme che sta avviando. In una democrazia, ha detto due giorni fa, "è normale che la gente protesti, è normale che vi siano dei dibattiti". "Capisco le vostre difficoltà, capisco i problemi del potere d'acquisto, delle pensioni, della scuola. Ma devo vedere tutto questo con sangue freddo, con calma, riflettere, non decidere in funzione di quello che c'è scritto sul giornale o di quello che dice chi grida più forte", ha aggiunto il presidente.